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Era un venerdì di fine febbraio, precisamente il 21 febbraio 2020, il giorno in cui abbiamo conosciuto il famoso paziente 1 di Codogno, il panico si è diffuso in Italia e nessuno sapeva cosa stesse succedendo.

Oggi, dopo un anno e mezzo di lock-down, zone rosse, gialle e variopinte potrebbe essere arrivato il momento di guardarsi indietro e indagare le conseguenze di tutto ciò.

Focalizzeremo la nostra attenzione solo sulla dinamica di evoluzione e di distribuzione della ricchezza finanziaria nell’anno segnato dalla pandemia.

Essenziale è ben intendersi su cosa stiamo analizzando e dunque cosa si intende per ricchezza finanziaria.

Con l’espressione ricchezza finanziaria facciamo riferimento all’insieme di denaro, depositi e asset finanziari detenuti non solo dalle persone fisiche ma anche dalle società in tutte le loro forme.

Lo scorso anno la globale epidemia e tutto ciò che ne è derivato, ha spinto l’economia mondiale ad un arresto improvviso che ha generato, secondo le analisi di Boston Consulting Gruop, una recessione peggiore di quella registrata con la Seconda guerra mondiale.

Inoltre, facendo memoria della crisi finanziaria del 2008, che ha depresso la ricchezza mondiale di circa l’8%, gli impatti economici del Covid 19 sembravano fortemente punitivi, eppure la realtà dei fatti è abbastanza sorprendente anche per gli analisti più d’esperienza.

Evoluzione anomala

Il Global Wealth Report di BCG rappresenta l’atipicità estrema dell’anno che abbiamo appena vissuto e evidenzia come la ricchezza finanziaria globale sia cresciuta vertiginosamente nel corso del 2020, registrando un aumento dell’8,3% e un valore finale di 250 trilioni di dollari.

Questa evoluzione atipica è spiegata da una serie di fattori come l’aumento del risparmio netto e una buona performance ottenuta dai mercati azionari, anche grazie al sostegno delle banche centrali abbastanza spaventate dai potenziali effetti pandemici.

Ulteriore fattore positivo è stato l’aumento di liquidità e depositi che con un tasso del 10,6% hanno registrato il più grande aumento annuale degli ultimi 20 anni.

Appare necessario evidenziare che per quanto questo sia un fattore positivo nel breve termine per l’investimento azionario, l’aumento della liquidità è dovuto a mancate occasioni di spesa, e dunque di attivazione dell’economia reale, e dalla necessità di creare riserve a cui attingere per il mantenimento di uno stile di vita il più vicino possibile ai livelli prepandemia.

Queste situazioni contemporanee hanno spinto gli individui a non abbandonare le tendenze degli investimenti finanziari precrisi, dunque liquidità consistenti e rendimenti appetibili hanno fatto si che la ricchezza sia stata direzionata verso mercati azionari e fondi, o addirittura verso investimenti alternativi quali private equity, private debt o real estate, e si è leggermente discostata dai titoli di debito a basso rendimento.

un fatale venerdì

Distribuzione irregolare

Per quanto riguarda la distribuzione su scala globale di tale ricchezza, come abbastanza intuibile, al primo posto troviamo il Nord America, che possiede più di un terzo della ricchezza finanziaria nel 2020, pari a circa 111 trilioni di dollari. Subito dopo il Nord America troviamo l’Asia (incluso il Giappone) con 65,1 trilioni di dollari e la regione dell’Europa Occidentale con 52,6 trilioni di dollari.

Ulteriore approfondimento necessario è relativo alla povertà globale, infatti nonostante la ricchezza finanziaria e anche quella reale, che nel 2020 raggiunge i 431 trilioni di dollari, siano fortemente in aumento, si registrano nel mondo 120 milioni di nuovi poveri assoluti.

Allo stesso tempo vediamo che la distribuzione tra gli individui non poveri non è affatto omogenea, infatti il 45% della ricchezza globale è posseduta da coloro che detengono patrimoni superiori a 1 milione di dollari.

La situazione italiana rispecchia abbastanza gli scenari che troviamo a livello globale, infatti il nostro paese è nono al mondo per ricchezza finanziaria con circa 6 trilioni di dollari, secondo i ranking BCG ma allo stesso tempo è casa di 5,6 milioni di individui al di sotto della soglia di povertà.

Inoltre, poco meno del 40% della ricchezza è detenuta da 400.000 persone con patrimonio oltre 1 milione di dollari.

Alla luce di quanto analizzato, ciò che ci lascerà questa pandemia è una disparità economica ancor più accentuata, il che alimenta disuguaglianze di tipo sociale e potrebbe creare quella che è una società polarizzata tra ricchi e poveri. La soluzione a questo triste epilogo esiste e si tratta di investimenti privati e governativi a sostegno dell’economia reale e del mercato del lavoro, unica opportunità per il 55% della popolazione mondiale.

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Immagini: pexels

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