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Per rendere il concetto della disparità socioeconomica tra uomo e donna più semplice e realistico si cercherà di definire quanto costa alle lavoratrici nel nostro Paese appartenere al gentil sesso.

Per raggiungere la risposta al quesito appena posto è necessario definire cosa si intende per costo o comunque cosa si vuole intercettare in questa analisi, che si soffermerà su pochi argomenti che rendono palese la situazione attuale del Paese. Allo stesso tempo, è doveroso sottolineare che non seguiranno difficili calcoli di attualizzazione o complesse formule matematiche, ma che il fine ultimo è rendere evidente quale sia lo sforzo, economico, necessario.

 Il tema più noto e impattante è la disparità salariale che, se osservata con occhio analitico, si potrebbe intendere come una sorta di tassazione.

Dal momento in cui a pari attività lavorativa non corrisponde un pari trattamento economico, è come se si pagasse un’imposta sul fatto che a lavorare sia una femmina. Successivamente si integrerà l’indagine analizzando l’investimento sostenuto per l’accesso al mercato del lavoro. Per ultimo, in una circostanza di emergenza come quella odierna, si analizzerà quanto sia probabile per una donna perdere il posto di lavoro e dunque sostenere un costo non in termini monetari ma in termini di mancato guadagno.

quanto costa essere donna

Più lavori, più guadagni

Partendo dal primo tema, alcuni dati sintetici saranno utili per identificare la circostanza.

Secondo uno studio Istat dello scorso 18 Marzo la retribuzione media annua in Italia è 35.062 euro ma una donna guadagna circa 6.500 euro in meno di un collega uomo.

Questo fa scendere la retribuzione media femminile a 31.967 euro contro i 37.912 euro guadagnati da un uomo.

Per rendere i numeri più robusti si ritiene opportuno procedere con alcuni approfondimenti: è necessario indicare che mediamente un uomo lavora più ore di una donna (si eviteranno riflessioni su cosa porta una donna a lavorare meno ore di un uomo), ma pur rapportando la retribuzione alle ore lavorate si evidenzia che per ogni ora un uomo guadagna un euro in più di una collega, questo genera un gender pay gap medio del 6,2%.

Studiare per costruirsi un futuro migliore

Il secondo elemento d’analisi è il costo dell’accesso al mercato del lavoro e dunque all’istruzione universitaria.

I dati OCSE rilevano che in Italia la spesa media per un anno accademico è di 9.352 euro. In questo caso la differenza di genere non si pone sul costo sostenuto ma, sull’evidenza che ad oggi il 22,4% delle donne italiane ha conseguito una laurea contro il 16,8% degli uomini.

Questa circostanza rende evidente che:

  • sono di più le donne che investono in istruzione raggiungendo la laurea;
  • lo stesso investimento remunera in maniera nettamente differente un uomo o una donna.

A proposito dell’ultima riflessione esposta, è doveroso specificare che la differenza salariale aumenta al crescere del titolo di studio. Pertanto, se la retribuzione media di una donna con istruzione terziaria è mediamente pari a 44.653 euro, quella di un uomo è di 65.059 euro, maggiore del 45,7% secondo dati Istat.

Andrà tutto bene

Ultimo argomento da sviscerare è la dilagante disoccupazione dell’ultimo anno. Si stima infatti che si siano persi circa 444.000 posti di lavoro di cui il 70% e cioè 312.000 ruoli erano ricoperti da donne. Tuttavia è doveroso specificare che tale impatto è strettamente legato ai settori che hanno subito maggiormente le conseguenze della crisi pandemica, come ristorazione e servizi li dove l’occupazione femminile è preponderante.

Questa situazione ha generato un mancato guadagno di circa 10 miliardi di euro di retribuzione femminile in termini assoluti.

Essendo questo il risultato del prodotto dei posti persi e della retribuzione media annua il dato sicuramente meriterebbe alcuni approfondimenti, ma si potrebbe utilizzare come buona proxy del costo sostenuto dal genere femminile per fronteggiare l’emergenza in corso.

Di certo l’analisi svolta potrebbe essere oggetto di integrazioni e una moltitudine di aspetti potrebbero essere approfonditi e riesaminati, ma altrettanto certamente nascere donna ad oggi non è un buon affare.

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Immagini: pexels

 

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