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Il G7 si è riunito sabato 7 giugno a Londra, per stanziare la tassa minima globale del 15% per le grandi imprese.

La tassa verrà applicata tra qualche anno, in quanto all’accordo dovranno prender parte circa 200 paesi. Il fine è quello di garantire che tutte le multinazionali paghino un tassa fissa pari al 15% ed un ulteriore aggiuntiva del 20% per tutte quelle aziende che registreranno un utile superiore al 10%.

Il nostro Presidente del Consiglio, Mario Draghi, in merito ha dichiarato: “Passo storico verso maggiore equità e giustizia sociale. Saluto con grande soddisfazione l’accordo sulla tassazione delle multinazionali raggiunto oggi a Londra dai ministri delle finanze del G7”.

La nuova proposta ha raccolto i favori di molteplici personalità istituzionali, a partire dal segretario del tesoro Usa, Janet Yellen, che si è espressa in merito dichiarando che quello che si sta compiendo è un vero e proprio “passo storico”.

Tra i sostenitori anche il Ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, il quale se ne fa promotore sostenendo: “Ci siamo. Dopo 4 anni di battaglia un accordo storico è stato trovato con gli Stati membri del G7 sulla corporate tax minima sulle aziende e sui colossi del digitale. La Francia può essere orgogliosa”.

global tax

La ratio della nuova tassa, spiega il ministro dell’Economia, Daniele Franco, “consiste nello stipulare un’aliquota minima di almeno il 15% per tutte le multinazionali e l’intenzione di tassare il 20% della quota eccedente, il 10% dei profitti nei Paesi in cui vengono realizzati”.

Il dibattito si sposterà ben presto dal tavolo del G7 a quello del G20. La proposta è stata portata avanti da Joe Biden, Presidente degli Stati Uniti d’America, e dal Ministro del tesoro Statunitense Janet Yellen, durante lo scorso aprile. In Italia la tassa globale si applicherà ad alcune banche e colossi energetici come Eni o Enel, per un incasso complessivo di 2.7 miliardi di euro l’anno.

Lo scorso 2020, Giuseppe Conte ha proposto un altro tipo di tassa, la “digital tax”, con il fine ultimo di tassare le multinazionali che operavano in rete, per una maggior equità fiscale.

Questa nuova legge è stata introdotta in Italia nel 2020 con la legge del bilancio del 2019. Lo scopo era quello stanziare una aliquota fissa del 3% dell’ammontare del ricavato. Qualche anno fa anche la Commissione Europea si è espresso stanziando un ulteriore tassa, antecedente alla “digital tax”, denominata “web tax”. La ratio che si intendeva perseguire era quella di tassare i guadagni delle imprese che operavano online, mediante transazione digitale.

Tornando sul discorso “global tax” si è espresso a riguardo anche l’ex presidente del consiglio, Paolo Gentiloni, dichiarando: “Oggi a Londra abbiamo compiuto un grande passo verso un accordo globale senza precedenti sulla riforma della tassazione delle imprese. È stato un incontro molto positivo che ci ha permesso di costruire ponti su questioni cruciali”.

La nuova proposta indetta da Joe Biden ha catturato l’attenzione della classe politica italiana, raccogliendo i favori da parte di un gran numero dei componenti parlamentari e del governo stesso, partendo dal Ministro degli Esteri, Di Maio, il quale ha sottolineato che si tratta di una “misura giusta”.

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Immagini: pixabay

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