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Ogni primavera porta con sé l’aria di novità, evoluzione e crescita e bisogna riconoscere che la Commissione Europea prevede per l’Italia una ottima primavera. Per una volta crescita economica europea e italiana corrono alla stessa velocità, ad un ritmo del 4,2% per il 2021 e del 4,4% per il prossimo 2022. Dopo aver vissuto un crollo dell’8,9% dell’anno pandemico, anche il commissario europeo per gli affari economici Paolo Gentiloni ammette che “le previsioni di crescita per l’Italia… sono positive e incoraggianti” ma non dimentica di sottolineare l’essenzialità dell’attuazione di programmi di riforma e piani di investimento, e della loro importanza al sostegno di una crescita duratura e prolungata.

Alla luce di queste affermazioni nascono spontanei almeno due nuovi interrogativi: come si farà a raggiungere un livello di crescita pari a quello dell’Unione Europea? E cosa comporterà una crescita di questo tipo?

Sarà sorprendente scoprire quanto in realtà le due risposte siano fortemente connesse.

Correre al passo europa

L’Italia accelera…

È risaputo che la crescita di un Paese e del suo Prodotto Interno Lordo non è una impresa semplice e ne è facilmente pianificabile, ma altrettanto risaputo è che ci sono alcune azioni disposte da Governi e da Banche Centrali che sono in grado di modificare le proiezioni di sviluppo. Per quanto riguarda l’Italia del 2021 le chiavi di volta della crescita futura sono il piano vaccinale, gli investimenti ed il debito pubblico.

Partendo dall’elemento più tangibile, è evidente che risulta necessario l’allentamento delle misure restrittive poste in essere negli scorsi mesi e, presupposto fondamentale per tali revisioni è sicuramente un buon ritmo del piano vaccinale.

Focalizzando l’attenzione sugli investimenti di natura statale è abbastanza intuitivo comprendere che sono necessari sostegni governativi ad una economia vittima di uno spaventoso rallentamento che ha necessità di riprendere la propria corsa. Con questo intento nasce il Piano Nazionale Resistenza e Resilienza, piano dal valore di circa 192 miliardi di euro declinato seguendo sei missioni che vanno dall’impulso alla digitalizzazione e alla cultura al sostegno della transizione ecologica alla mobilità sostenibile, garantendo misure inclusive e interventi mirati alla coesione territoriale e alla tutela del terzo settore.

A contribuire a tale crescita sarà senz’altro anche il deficit previsto per questo anno, che si stima dovrebbe raggiungere circa il 12% del Pil, rapporto maggiore dell’anno passato che ricadrà sul debito pubblico italiano, che l’UE prevede a circa il 160%.

…sperando di non inciampare

Tutte queste misure sono volte a inondare l’economia reale di risorse, fare in modo che si possa rimettere in azione un sistema che si è bloccato, come passare dell’olio su dei cardini di una porta che si apre difficilmente.

Per prevedere l’assetto successivo a tali interventi si potrebbe dare una occhiata alla situazione odierna degli USA, sicuramente in avanti con piano vaccinale ed erogazione di forme di sostegno all’economia, ma fortemente preoccupati per il probabile ritorno dell’inflazione.

Come mai l’inflazione spaventa è spiegato dalla curva di Philips che dimostra l’esistenza di un delicato trade off tra stabilità dei prezzi e tasso di occupazione. Così i policy maker sono costantemente chiamati a scegliere se adottare una politica economica espansiva per ridurre il tasso di disoccupazione, accettando una maggiore inflazione dei prezzi, oppure adottare una politica economica restrittiva per ridurre il tasso di inflazione, sopportando un calo dell’occupazione.

Questa scelta sembra essere affrontata in maniera differente da FED e BCE, se Powell intende dare maggior peso alla gestione dell’occupazione, sopportando una inflazione anche leggermente al di sopra del 2% annuo, la BCE afferma con convinzione che “rimane cruciale anche oltre il periodo pandemico per sostenere l’inflazione e riportarla all’interno degli obiettivi”  e che “l’inflazione è aumentata negli ultimi mesi a causa di alcuni fattori idiosincratici e temporanei”.

Ad oggi i dati del nostro Paese non riportano crescite dei prezzi vertiginose, ad aprile l’Indice dei prezzi al consumo ha registro un aumento dell’1,1% su base annua, il che non destra particolari preoccupazioni.

Dunque, non ci resta che rimanere spettatori di quanto accadrà nei prossimi mesi, sperando che chi tira i fili delle manovre sia d’accordo con Draghi che sottolinea con fermezza che “Nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese”.

Immagine di copertina: pexels

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