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La globalizzazione ha permesso al modello agro-industriale di diventare il modello dominante, la conseguenza è l’omologazione dei prodotti alimentari, la perdita di biodiversità e la fine dei rapporti tra produttori e consumatori.
Esistono tre modi di produzione: il primo è un modello di produzione imprenditoriale, il secondo un modello contadino, il terzo un modello di produzione capitalista.

I tre metodi produttivi hanno diversa organizzazione, i primi due agiscono su “circuiti brevi e decentralizzati” che connettono produzione-consumo, l’ultimo è costituito da grandi aziende di trasformazione alimentare volte alla commercializzazione su scala mondiale.

Van der Ploeg fa riferimento a questo modo regolatore con il nome di “Impero”.

Nel modello “Impero” il cibo prodotto è utilizzato come merce di scambio ed è definito come commodity, generando competizione tra i produttori.

I mercati tendono a stabilire i prezzi secondo un determinato criterio, general-purpose money, per lo scambio di ogni tipo di bene e di merce, questo meccanismo rende impersonale la scelta del prezzo e così facendo si genera tensione tra mercati e società.
L’ “impero del cibo” è caratterizzato da periodi di stabilità e di instabilità, in quanto la produzione di un dato valore economico è intrinsecamente legata all’accettazione o alla contestazione da parte della società.

Circuiti di produzione “alternativi” per il sistema agroalimentare

Modelli alternativi

Una possibile via per contrastare il modello agro-industriale stabilendo nuove regole è l’utilizzo di modelli alternativi.

Modelli pensati da movimenti di resistenza che cercano strade diverse per sostenere la ripresa della produzione contadina, della valorizzazione e del rispetto della terra, delle risorse naturali, delle piante e degli animali. Incoraggiando la “ri-contadinizzazione”, cioè un lotta per l’autonomia in un contesto di dipendenza, palesandosi in due movimenti, il primo con l’ingresso di nuove unità produttive e il secondo con la riconversione di imprenditori in agricoltori.
Le alternative al modello dominante sono la “ri-localizzazione” o “ri-spazializzazione”, che contribuiscono all’elaborazione del concetto di “Alternative Food Networks”, nuove forme di produzione, distribuzione e consumo di alimenti.

Esistono una varietà di esperienze e pratiche a sostegno di queste, come: etichettature di origine, certificazioni biologiche, mercati contadini, vendita diretta, fornitura di prodotti locali a istituzioni pubbliche (mense scolastiche ecc.), commercio equo e solidale.
Il carattere alternativo può essere ritrovato e classificato secondo tre fattori principali: natura/qualità dell’alimento; processo produttivo (tradizionale) e distribuzione del prodotto (diretto, locale, trasparente); provenienza geografica.

Altro elemento che contraddistingue le AFN è il radicamento territoriale, cioè il rapporto che queste hanno con il territorio che contrasti il modello dominante, in cui il cibo non ha più radici.
L’aumento della percezione degli effetti sociali ed etici delle scelte di consumo, ha dato vita ad
un’organizzazione diversa degli acquisti e dei consumi, che rispettano criteri di giustizia sociale ed ambientale.

Un esempio su tutti sono i “Gruppi di acquisto solidale” (GAS). In riferimento a questa pratica viene introdotta la categoria di “food citizenship” che fa strada ad una nuova figura di consumatore, legata ad una serie di comportamenti etici che orientano nuove scelte d’acquisto.

La produzione e il consumo diventano terreno di contesa politica, includendo meccanismi di democrazia partecipativa e un’organizzazione diversa della governance.
Questi processi sono letti come parte di un movimento sociale emergente e costitutivo di un nuovo modello di sviluppo e della creazione di un regime alimentare alternativo (Friedmann 2006, McMichael 2009).

La formazione dei nuovi sistemi è strategica al fine di garantire la         ri-produzione dei piccoli produttori che tutelano biodiversità, pluralità delle culture produttive, qualità del cibo e auto produzione energetica.

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Immagini: pexels

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