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Nel 2014 il termine “economia circolare” esordisce su  scena internazionale al World Ecomic Forum di Davos e da allora, in particolar modo nell’ultimo biennio, è divenuto tema centrale del dibattito politico-economico dei paesi più industrializzati.

Nel Settembre 2015 i governi dei 193 Paesi membri dell’ Onu sottoscrissero l’ Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, ovvero un piano d’azione per persone, pianeta e prosperita dello stesso. Tale agenda prevede 17  Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals. SDGs) a loro volta suddivisi in 169 sotto-obiettivi.

L’ obiettivo n.12 è sicuramente quello più affine con il concetto di circolarità. Tale obiettivo vuole “Garantire modelli sostenibili di produzione e consumo” e come gli altri è suddiviso a sua volta in differenti sotto-obiettivi.

Ma che cosa è l’ economia circolare?

Secondo la definizione di Ellen MacArthur Foundation, associazione fondata con l’ obiettivo di facilitare ed accelletare la transizione verso un economia circolare,  trattasi di un Sistema Industriale progettato per potersi autorigenerare e che punta sull’ affidamento alle energie rinnovabili. Trattasi di un modello di produzione e consumo, contrastante con il modello economico tradizionale, ovvero un modello lineare, che implica l’ utilizzo di alcune pratiche come: condivisione, prestito, riutilizzo ecc; al fine di estendere il ciclo di vita dei prodotti e creare il minor numero possibile di rifiuti.

Mentre il modello economico tradizionale lineare si basa sul principio “ produrre- utilizzare- buttare”, per tanto dipendente dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo , il modello circolare presta una maggiore attenzione al riutilizzo dei rifiuti ma anche e soprattutto alla sostenibilità energetica e climatica della produzione nonche del consumo. 

Economia circolare, il vero valore aggiunto dell'economia del domani

La transizione ad un economia circolare potrebbe portare a numerosi vantaggi: per il produttore, per il consumatore e per il clima/umanità.

Da una parte, il produttore godrebbe di un minor costo di produzione, maggiore competitività e maggiore indipendenza per quanto riguarda la disponibilità di materie prime;

il consumatore invece avrebbe dei benefici riguardanti l’ utilizzo dei beni, trattandosi di prodotti più durevoli e innovativi; infine benefici necessari in tema climatici/sociali, infatti, grazie ad un utilizzo più razionale delle materie prime si contribuirebbe a diminuire le emissioni CO2, a pacare dunque l’ impatto ambientale ed a tarare il consumo energetico.

Il modello lineare utilizzato da circa 200 anni e che ha interessato quattro rivoluzioni industriali, può oggi dirsi fallito. Tale modello infatti, in un mondo sempre più globalizzato crea differenti problematiche e fornisce sfide comuni e complesse sotto diversi punti di vista, tra cui:

  • differenze socio-economiche tra aree più o meno industrializzate e conseguenti flussi migratori,
  • impatto ambientale ed esauribilità delle risorse, in primis del petrolio,
  • riduzione dei livelli occupazionali a causa della maggior efficienza produttiva delle nuove tecnologie.

In tale panorama e con tali problematiche, il modello economico circolare assume un ruolo di “salvatore” non solo dell’economia mondiale ma anche e soprattutto dell’ambiente e del genere umano.

Se da un lato la pandemia ha attenuato i danni ambientali e lo sperpero di risorse causate dal modello lineare e la crescita economica a tratti “spietata” dei paesi più o meno industrializzati, dall’ altro la ripartenza post-pandemica sembra dover assolutamente vertere su connotati differenti rispetto al passato, ovvero quello di un modello economico che salvaguardi, contemporaneamente: uomo, ambiente e creazione di valore.

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Immagini: Pixabay

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