5
(1)

Come già anticipato nei precedenti articoli su Fari Economici, il prossimo 1° settembre 2021 entrerà in vigore il Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.

L’intera normativa sostituirà definitivamente la tradizionale disciplina fallimentare attraverso l’introduzione di nuovi strumenti di valutazione per misurare lo stato di salute delle imprese italiane.

Obiettivo principale dei soggetti che si occuperanno di gestire la crisi sarà quello di mirare ad un completo risanamento aziendale adottando i principali strumenti di risoluzione della crisi. Tra questi rientrano gli accordi di ristrutturazione dei debiti e ve ne parleremo proprio in questo articolo.

Il processo di risanamento alla crisi

L’attività di risanamento si basa su una cultura pronta a gestire il cambiamento per rispondere in modo flessibile e reattivo ai mutamenti dell’ambiente esterno e interno attraverso una serie di interventi risolutivi.

Il risanamento rappresenta l’unica via per consentire l’uscita da un periodo di malessere aziendale, per ripristinare tutti gli equilibri affinché l’impresa esista e sopravviva nel tempo. È evidente come, a livello strategico e operativo la crisi comporta cambiamenti ampi, per questo è necessario analizzare e verificare le condizioni per il superamento della crisi.

Per il completamento del risanamento aziendale e per preservare la continuità aziendale, potrebbe emergere l’esigenza e la convenienza a procedere alla liquidazione aziendale.

Emerge un grado elevato di difficoltà nella scelta tra risanamento e liquidazione poiché i rimedi attuati non sempre determinano i risultati sperati e questo accade perché esistono più alternative a disposizione per risollevarsi dalla crisi.

Si ritiene che l’ampliamento della compagine imprenditoriale appaia come un passaggio obbligatorio nel caso in cui l’azienda non disponga di sufficienti risorse.

Come passaggio successivo si potrebbe pensare ad individuare un nuovo vertice aziendale; il cambiamento del management ha come obiettivo ricreare la credibilità dell’impresa diminuita con l’evoluzione della crisi.

Si procede a sostituire l’organo di governo che non è stato capace di impedire la manifestazione della crisi ed evitare il livello di gravità raggiunto, individuando un management in grado di cambiare la visione e la fiducia agli occhi di tutti i soggetti che entrano in contatto con l’azienda.

Risulta essere fondamentale quindi il ripristino della fiducia per non avere in azienda soggetti che non credono al ritorno alla normalità, che non sono carichi di ottimismo e di entusiasmo ostacolando così il processo di risanamento.

Il buon esito di un piano di risanamento e di ristrutturazione finanziaria dipende dalla bontà della pianificazione degli interventi risolutivi della crisi; tuttavia al Titolo IV capo I del Codice della Crisi d’impresa e dell’insolvenza sono riportati gli strumenti di regolazione della crisi quali il piano attestato di risanamento, gli accordi di ristrutturazione del debito ed il concordato preventivo.

Crisi d’impresa e risanamento aziendale, gli accordi di ristrutturazione del debito

Gli accordi di ristrutturazione del debito

Come già anticipato, une delle principali novità del Nuovo Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza riguarda l’introduzione di strumenti negoziali stragiudiziali atti a garantire il risanamento della esposizione debitoria dell’impresa riuscendo a risollevare la situazione finanziaria; tra questi rientrano gli accordi in esecuzione di piani attestati di risanamento e quelli di ristrutturazione dei debiti.

Le misure risanatorie sono state rese importanti dalla riforma fallimentare al fine di garantire la continuità aziendale.

L’imprenditore in stato di crisi o di insolvenza può predisporre un piano attestato, rivolto ai creditori, che appaia idoneo a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria dell’impresa ed assicurare il riequilibrio della situazione finanziaria.

Il piano può essere attestato da un professionista indipendente e può essere pubblicato nel registro delle imprese su specifica richiesta del debitore. La caratteristica principale del piano attestato è che la procedura non è di tipo concorsuale per cui non necessita della partecipazione dei creditori per poter attuare il piano di risanamento.

Al contrario, si osserva come negli accordi di ristrutturazione del debito si faccia ricorso ad una vera e propria procedura concorsuale sottoposti quindi alla omologazione del tribunale; infatti gli accordi di ristrutturazione dei debiti sono conclusi, in stato di crisi o di insolvenza, con i creditori che rappresentino almeno il sessanta per cento dei crediti.

Ciò che accomuna queste due procedure descritte è l’esenzione di reati di bancarotta per pagamenti e operazioni compiute al fine di attuare il risanamento. Tali accordi sono riferiti all’imprenditore che eserciti un’attività commerciale, artigiana o agricola, anche non ai fini di lucro, mentre non si applicano alle imprese minori.

Requisito principale richiesto per presentare la domanda di accordo di ristrutturazione del debito è lo stato di crisi o insolvenza in cui l’imprenditore deve trovarsi.

L’ultima novità riportata dal Codice in materia di ristrutturazione del debito riguarda l’art. 60; quest’ultimo si riferisce alla possibilità di omologazione dell’accordo anche in presenza di una maggioranza ridotta alla metà di quella ordinaria (ex art. 57) e pari a meno di un terzo del ceto creditorio ammesso.

È evidente quindi come tale meccanismo agevolativo miri non solo alla veridicità e fattibilità dei dati aziendali ma soprattutto al tentativo di ridurre l’esposizione debitoria assicurando così il riequilibrio della situazione finanziaria, in una realtà caratterizzata da una diffusa crisi in cui la vera ripartenza è rappresentata dal risanamento aziendale.

Leggi qui gli altri articoli di questa categoria

Immagini: pexels

Ti è piaciuto l'articolo?

Dacci un voto!

Voto medio: 5 / 5. Numero voti: 1